Cambiare modello di produzione di energia, passando dai grandi impianti fossili a tanti micro-impianti rinnovabili, ha come primo vantaggio quello di non disperdere l’energia durante il trasporto. Anche se i pannelli fotovoltaici hanno una resa minore di quella dei grandi impianti (circa 11% vs 40%), oltre a produrre energia pulita e rinnovabile hanno il vantaggio di essere collocati dove l’energia serve; inoltre, il loro essere piccoli e modulari li rende adattabili alla diversa domanda di energia, contrariamente alle grandi centrali termoelettriche e ancor di più al nucleare.

Alessandro Manuelli - ingegnere, PhD, e consulente del comune di Melendugno nell’ambito della realizzazione del gasdotto TAP di cui abbiamo già scritto qui - da qualche settimana è diventato socio di Retenergie.

E d’altra parte non sarebbe potuto essere diversamente. É successo nel corso dell’incontro in occasione del tour “Cambiamo energia”, dove abbiamo sperimentato una immediata sintonia nella visione della produzione e del consumo di energia come di un atto collettivo, di interesse specifico e diretto dei cittadini, che non può essere intermediato dalle multinazionali o da interessi che non siano l’interesse collettivo appunto.

Con questa video-lecture Alessandro racconta una visione del futuro (lavoriamo perchè sia prossimo) della produzione e del consumo di energia che ci vede protagonisti, come cittadini e come cooperativa (clicca la foto per avviare la visione del video, ottimizzato per chrome). Il video è parte di un documentario piuttosto articolato che aggiorna e approfondisce la questione del gasdotto TAP. Per chi preferisce leggere: qui l'articolo da cui è tratta la video-lecture e un estratto di "Cooperative di Comunità" di Pier Angelo Mori.

“Cerchiamo di immaginare centinaia di milioni di uomini che producono la propria energia verde nelle proprie abitazioni, negli uffici, nelle fabbriche, e la condividono reciprocamente in un Internet dell’energia, nello stesso modo in cui condividiamo informazioni online…” scriveva Jeremy Rifkin nel 2012 nella sua prefazione a Le comunità dell’energia” di Livio de Santoli.

Milioni di persone che producono, consumano, risparmiano, condividono energia proveniente da tanti minuscoli impianti che, per essere costruiti, attivati e manutenuti, richiedono il lavoro di professionisti, artigiani, piccole imprese che con l'energia rinnovabile possono vivere e lavorare. Energie dei cittadini per i cittadini, sovranità e democrazia energetica verso energia centralizzata, inquinante, nelle mani di pochi oligopolisti in grado di condizionare i governi di tutto il mondo?

Come ha dichiarato Andy O’Brien, co-direttore di BEC – di cui abbiamo scritto quici sono un sacco di diverse coalizioni costruite, sia intorno a un settore particolare o a un particolare gruppo di interesse. Il movimento è così intersettoriale e sta collegando così tante persone che alla fine tutto succederà, sia che il governo decida di aiutare o meno”.

Un movimento che trova la sua collocazione privilegiata nelle cooperative energetiche, un fenomeno che stranamente (?) e con l'eccezione dell'Enciclica si stenta a riconoscere ma che il cinema indipendente, produzione dal basso, ha deciso di indagare. Ne abbiamo scritto qui

P.S. ènostra  ha pubblicato un'intervista al suo socio Dario Tamburrano che propone una riflessione e un aggiornamento sul riconoscimento giuridico del ruolo del prosumer.