C’erano una volta i combustibili fossili. Poi a qualcuno è venuto in mente di metterli in discussione e da allora l'onda non si è più arrestata. Le università, la finanza, i movimenti cattolici, i cittadini singoli o associati e finanche gli ex dirigenti del petrolio: tutti oggi rinnegano i combustibili fossili. Da indiscrezioni non confermate, sembra che sul carbone persino la befana stia cambiando idea. "Il carbone pulito non esiste" - pare che abbia detto. Last but not least, i cittadini si sono riuniti in cooperative elettriche, hanno investito il loro denaro e producono energia rinnovabile, guadagnandoci. In Italia Retenergie ha aperto la strada al cambiamento nel 2008.

Keep it in the ground: una rivoluzione planetaria in cinque anni

Cinque anni fa, l'idea che investire in compagnie del settore dei combustibili fossili fosse moralmente o economicamente problematico era quasi sconosciuta. Poi, nei campus universitari degli Stati Uniti ha iniziato a prendere forma un'idea: è una follia etica ed economica spendere miliardi nell’estrazione di altro combustibile, posto che nelle riserve esistenti c'è più carbone, petrolio e gas di quanto ne possa essere bruciato mantenendo il cambiamento climatico sotto controllo.

 

Passando rapidamente all’oggi, l'idea è schizzata nel pensiero finanziario mainstream. È dei giorni scorsi la notizia che gli investitori  - con un valore di oltre 5 trilioni di dollari ($5.000.000.000.000 per intenderci)  - sono ora impegnati a liberarsi delle loro azioni in combustibili fossili. E attenzione, oltre l'80% di questi investitori è costituito da fondi professionali a scopo di lucro. Inoltre, il rischio di una "bolla di carbonio" viene ora preso sul serio al più alto livello, che include la Banca d'Inghilterra, la Banca Mondiale e il Financial Stability Board del G20.

Come ha detto Lou Allstadt, un ex alto dirigente di Mobil Oil: "Il disinvestimento sta accelerando le lancette dell'orologio verso il momento finale che mostrerà che i combustibili fossili sono OUT e l'energia pulita è IN". (fonte: The Guardian)

Movimenti cristiani e cattolici in azione: ora anche in Italia

In Italia la valanga è partita con l’Enciclica di Papa Francesco anche se segnali dal mondo cattolico erano arrivati fin dalla Cop20 di Lima, nel 2014. A un anno dalla pubblicazione dell’Enciclica quattro organizzazioni cattoliche internazionali annunciano che stanno vendendo le loro partecipazioni in società di carbone, petrolio e gas. Infine, i giovani di tutto il mondo chiedono al Papa di lanciare un appello per il disinvestimento dalle fonti fossili all’interno del mondo cattolico.

Grazie all’enorme lavoro nella costruzione di relazioni e stimolo all’azione messo in campo dal movimento DivestItaly, cui Retenergie aderisce dalla sua costituzione, anche in Italia le cose si stanno muovendo rapidamente e un numero sempre più elevato di organizzazioni cattoliche si impegna per il disinvestimento e aderisce al coordinamento. FOCSIV, le Suore Salesiane di Don Bosco di Milano e Napoli, e la rivista Aggiornamenti Sociali, espressione del Centro Studi Sociali dell’ordine dei Gesuiti che attraverso il suo editore, la Fondazione Culturale San Fedele, si impegna a ritirare i propri investimenti dal settore dei combustibili fossili e a reindirizzarli in quello delle energie rinnovabili.

Chi può disinvestire dalle fossili?

The Guardian – la grande testata giornalistica che ha impegnato formalmente la propria organizzazione nella battaglia per il clima sposando il movimento 350.org – ha infine realizzato una guida al disinvestimento dalle fonti fossili, pubblicata in italiano anche sul sito di DivestItaly. La guida spiega sinteticamente cos’è il disinvestimento dai combustibili fossili, perché occorre disinvestire, cosa sono il budget e la bolla di carbonio, chi ha disinvestito e chi ha intenzione di farlo, approfondendo anche le tesi di chi sostiene che sia ipocrita pretendere il disinvestimento dalle fonti fossili, posto che tutti ne facciamo uso. La guida è rivolta principalmente alle imprese e ai grandi investitori e dedica poche righe ai cittadini, queste:

“I consumatori possono naturalmente essere pro-attivi e apportare cambiamenti al loro stile di vita, che rimane un fattore importante. Tuttavia, sono i produttori che hanno il potere di fare la differenza che porterà o non porterà a raggiungere gli obiettivi internazionali stabiliti per evitare che il cambiamento climatico avvenga su una scala catastrofica e irreversibile. Questi produttori sono però attualmente impegnati a seguire modelli di business che ci porteranno ben oltre i limiti ammissibili.”

Essere cittadini, consumatori e produttori  di energia rinnovabile

Il maggiore ricorso all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili fa bene all’economia oltre che all’ambiente. Significa maggiore remunerazione dei risparmi dei cittadini e maggiori entrate per le municipalità ma significa anche meno dipendenza dalle fonti fossili, che in Italia importiamo per la gran parte dall’estero, e quindi anche maggiore stabilità geopolitica: forse meno guerre, profughi e migrazioni climatiche. Lo confermano e dimostrano i dati citati nell’intervista al presidente di RESCOOP-EU Dirk Vansintjan, che abbiamo pubblicato di recente. Le cooperative energetiche – sostiene Dirk Vansintjan - hanno un ruolo fondamentale nella transizione energetica, che deve essere intrapresa e completata al più presto.

Anche la guida al disinvestimento conferma che

  1. “i produttori hanno il potere di fare la differenza ”. Con i suoi 1035 soci (dati 11/2016) dal 2008 Retenergie ha realizzato 10 impianti collettivi per 689 kWp;
  2. “i consumatori possono apportare cambiamenti al loro stile di vita”. Oltre 142 impianti fotovoltaici per ulteriori 542 kWp sono stati realizzati dai Soci grazie ai Gruppi di Acquisto Fotovoltaico organizzati dalla Cooperativa; oltre 50 tecnici e professionisti erogano consulenza e servizi per l’efficentamento energetico ai Soci.

Il termine “consumatore” è anacronistico anche quando si parla di energia (prosumer è la nuova parola d’ordine, che unisce produttore e consumatore); il “disinvestimento” è uno strumento di azionariato e consumo critico disponibile per ogni cittadino. I cittadini possono dunque fare la differenza anche e soprattutto in quanto produttori.

Produrre energia rinnovabile attraverso le cooperative è una forma di disinvestimento dalle fonti fossili che va oltre l’aspetto finanziario. Per i cittadini, significa assumersi individualmente e collettivamente la responsabilità dei propri bisogni energetici: un vero e proprio cambio di paradigma, una rivoluzione che le cooperative elettriche hanno avviato ormai da tempo.

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Nel 2008 Retenergie è stata la prima cooperativa elettrica a costituirsi in Italia e dal 2016 vende la propria energia ai suoi Soci tramite ènostra, la cooperativa di distribuzione di energia elettrica che ha contribuito a fondare.