Gli articoli di Ugo Bardi non passano mai inosservati. Vuoi per la profondità e l’originalità dell’analisi, vuoi perché da bravo scienziato non si cura troppo del consenso o delle critiche che riscuote, Ugo Bardi fa sempre discutere. Autore del blog Effetto Risorse, Ugo è professore presso l’università di Firenze e… sì, è anche socio "storico" di Retenergie.

In vista del prossimo appuntamento del G7energia (9/10 Aprile a Roma) gli abbiamo fatto qualche domanda su nucleare, gas, rinnovabili, efficienza energetica e liberalizzazioni. Certi che ancora una volta animerà la discussione. Su un punto esprime tuttavia una posizione perfettamente allineata: sull’opportunità di firmare la petizione per lo sblocco dei Sistemi di Distribuzione Chiusi.

Rinnovabili e nucleare francese: serve ancora carbone?

In un recente post pubblicato sul suo blog, Ugo valuta l’ipotesi di una riduzione delle importazioni italiane di energia nucleare, che potrebbero essere gradualmente ridotte fino a eliminarle entro il 2025. E' un obbiettivo certamente possibile – scrive - se si considera che parliamo del 5% e se pensiamo di cominciare a lavorarci sopra da adesso, promuovendo l'energia rinnovabile.

Mentre cerchiamo una strategia per sopperire alla fine del nucleare francese abbiamo davvero bisogno di far ripartire le vecchie caffettiere sbullonate a carbone (es. Enel Genova e Bastardo?)

Qui, come al solito, si pagano gli errori del passato. Nel futuro, si racconterà la storia del nucleare francese come un errore storico clamoroso, paragonabile all’idea di Napoleone di invadere la Russia nel 1812: dopo aver speso risorse immense, i Francesi si ritrovano a dipendere da un parco centrali ormai obsoleto per il quale il futuro rifornimento di uranio è tutto fuori che garantito. Va ricordato anche che Napoleone aveva delle truppe Italiane con lui, 50.000 uomini, dei quali ben pochi tornarono a casa. Un paio di secoli dopo, ci ritroviamo di nuovo ad aver seguito i Francesi in una delle loro balzane idee di “grandeur” napoleonica. Va detto, comunque, che i nostri guai sono ben poca cosa in confronto al disastro che si ritrova la Francia. Per noi, si tratta di riadattarsi e sostituire il nucleare francese con le rinnovabili; cosa perfettamente possibile per il “paese del sole”. Per la Francia, si tratta non solo di trovare una sostituzione per la frazione di energia, ben più importante, che il nucleare produce per loro, ma anche di trovare le risorse per gestire lo smantellamento delle centrali obsolete; impresa probabilmente più difficile di quella che Napoleone si trovava di fronte quando ha dovuto gestire la ritirata di Russia. E che, purtroppo, rischia di concludersi con un insuccesso altrettanto clamoroso.

Il gas e la Strategia Energetica Nazionale

Abbiamo il G7 energia ad aprile ed entro quella data vogliamo aver definito la Strategia Energetica Nazionale”. Lo aveva detto il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, intervenuto al convegno ‘Energia per la ripresa’, organizzato da Area Popolare lo scorso mese di Ottobre. “L’Italia – aveva detto – non può permettersi atteggiamenti randomici nel settore dell’energia. Il lavoro da fare con il parlamento e con gli stakeholders deve trasformarsi in una pianificazione di lungo periodo”. “Oggi – aveva proseguito il ministro – una Strategia Energetica Nazionale non può guardare solo all’efficienza degli approvvigionamenti, ma deve considerare anche dinamiche geopolitiche che possono mettere a rischio quegli stessi approvvigionamenti”. E poco tempo dopo, in occasione di un altro evento ha confermato che “L'Italia vuole diventare l'hub europeo del gas, sul trasporto, sulla distribuzione e su tutti i nuovi progetti finalizzati a ridurre le emissioni”.

Davvero dobbiamo porci in continuità con il passato e fare dell’Italia l’hub del gas? Non siamo fuori tempo massimo?

L’idea di fare dell’Italia l’“Hub Europeo del Gas” non è certamente una novità. Se ne parla da molto tempo. Purtroppo, si tratta di un’idea sostanzialmente velleitaria per molte ragioni. In primo luogo, siamo di fronte a una discreta confusione riguardo a che tipo di gas, esattamente. Parliamo di importare gas liquefatto, oppure di agganciarsi ai vari progetti di gasdotti dal Nord Africa o dal Medio Oriente? Per quanto riguarda la prima possibilità, il gas liquefatto, le grandi speranze di qualche anno fa sembrano essere svanite. Il gas doveva arrivare dalla “rivoluzione degli scisti” nell’America del Nord ma gli Stati Uniti rimangono tuttora un paese importatore di gas e la produzione è statica o solo in debole aumento. Non è escluso che nel futuro gli USA possano cominciare a esportare qualcosa, ma è utopico pensare che possano sostituirsi alla Russia come fornitori di gas per l’Europa. Per quanto riguarda invece i gasdotti, l’idea è basata sulla “Trans-Anatolian Gas Pipeline” che dovrebbe portare in Italia gas proveniente dall’Asia Centrale. Questa è un’idea più concreta e il nuovo gasdotto sembra essere in costruzione, il completamento è previsto per il 2018. Tuttavia, vista l’ingloriosa fine dei predecessori, Nabucco e South Stream, non è ovvio che ci si arrivi. Se il nuovo gasdotto sarà completato, comunque, l’Italia potrebbe giocare un certo ruolo, sia pure limitato, di “Hub” europeo.

Altrove tuttavia Ugo ha anche scritto che “sarebbe il caso di cominciare a ragionare sul renderci energeticamente un po' meno dipendenti dalle importazioni, come pure da risorse ormai in via di esaurimento. E a ragionare su come fare qualcosa di serio per ridurre le emissioni di gas serra. Non è che possiamo invertire completamente certe tendenze – ha scritto - ma perlomeno possiamo ridurre il danno. E abbiamo buone possibilità di fare qualcosa: se viviamo nel paese del sole, dobbiamo sfruttare il sole che, a differenza del petrolio, ci arriva gratis."

La Strategia Energetica Nazionale: davvero Grillo ha capito tutto?

Nelle scorse settimane Ugo ha sostenuto Beppe Grillo, l’unico politico – ha scritto - che nel suo blog ha parlato di energia come una priorità.

Una sintesi per la Strategia Energetica Nazionale: quale dovrebbe essere l’ordine del giorno del prossimo 9 e 10 Aprile al G7 di Roma?

In questi incontri dei “potenti della terra” (ma chi saranno mai costoro? Forse contadini particolarmente robusti?) si parla sempre delle stesse cose e l’ordine del giorno è sempre su come fare a “far ripartire la crescita”. Bene, questo non succederà. Il sistema è ormai stretto da limiti fisici che non consentono di continuare a crescere, se non come un’illusione ottenuta per mezzo di trucchi contabili. A questo punto, l’ordine del giorno del G-qualcosa dovrebbe e potrebbe essere come garantire la sopravvivenza dei servizi che il sistema economico fornisce ai cittadini: istruzione, assistenza sanitaria, sicurezza sociale, eccetera. Tutti questi servizi sono minacciati dalla contrazione economica generalizzata che è dovuta alla combinazione del graduale esaurimento delle risorse come pure dalla necessità di ridurre l’uso dei combustibili fossili per evitare il disastro climatico. Tutto questo implica una diversa priorità, quella di aumentare fin da adesso gli investimenti nelle rinnovabili per garantire i servizi energetici necessari per tutti.

La Petizione per lo sblocco dei Sistemi di Distribuzione Chiusi

“Nella prima settimana di marzo, l'aula del Senato riprenderà l'esame sul ddl Concorrenza. Su spinta delle Associazioni ambientaliste, dei consumatori e del settore delle rinnovabili e dell'efficienza energetica sono stati presentati emendamenti importanti che riguardano lo sviluppo della generazione distribuita di energia rinnovabile, che potrebbero consentire il ripristino dei "sistemi di distribuzione chiusi", reti elettriche che permettono di scambiare energia prodotta verso più clienti. L'utilizzo dei "sistemi di distribuzione chiusi" da parte dei singoli cittadini "prosumers" o da piccole, medie o grandi aziende, rompe definitivamente un sistema basato su forme di oligopolio che scaricano sui costi energetici di ognuno di noi le loro inefficienze, i loro gigantismi organizzativi, i loro sprechi infiniti.”

Si tratta dell’appello (che si può firmare qui), lanciato insieme alla petizione, per chiedere un impegno concreto a Governo e Parlamento affinché nell'esame in aula del ddl concorrenza venga finalmente approvata questa norma.

Cosa pensi di questa petizione e cosa significa l’attuale strozzatura normativa per l’evoluzione della generazione rinnovabile distribuita?

E’ una cosa importante per sostenere l’energia rinnovabile in Italia. Qui, va detto che il governo Renzi si è distinto per il ruolo che ha avuto nell’affossare completamente l’industria delle rinnovabili in Italia, cancellando decine di migliaia di posti di lavoro e un comparto industriale che era fra i pochi in crescita nel paese e che prometteva di svilupparsi anche a livello internazionale. Questo è stato fatto con la riduzione degli incentivi ma soprattutto con una regolazione burocratica soffocante e capillare che si è posta come un peso inaccettabile per gli investitori. Fra le varie cose, ha avuto anche l’effetto di cacciar via operatori internazionali che avevano investito in Italia e che ora hanno completamente perso la fiducia nella capacità del governo italiano di mantenere le promesse fatte. A fronte di questo disastro, un decreto che liberalizza le reti private si pone come una misura concreta per rimediare almeno in parte al danno e consentire ai privati una maggiore flessibilità nell’uso dei sistemi nei quali hanno investito. Potrebbe persino portare a un nuovo interesse negli investimenti in un settore che è vitale per il sistema industriale Italiano.

In uno scenario normativo favorevole, quale ruolo potrebbero giocare le cooperative come Retenergie? Davvero, come dice Dirk Vansintjan (presidente di REScoop.eu) se l'energia la producessero i cittadini ci sarebbero vantaggi per tutti: economici, ambientali, sociali e geopolitici?

La situazione è fuori controllo. Le strutture politiche e finanziarie della società hanno reagito alla contrazione economica cercando di irrigidire il sistema economico e normativo in modo da cercare di mantenere in vita il sistema senza modificarlo; cosa ormai impossibile. In queste condizioni non possiamo aspettarci che le "istituzioni" riescano a invertire la rotta che ci sta portando al collasso economico. Dobbiamo seriamente cominciare a pensare a un "piano B" dove i cittadini prendono in mano la situazione e investono le risorse che possono ancora controllare per un futuro migliore. Certamente, questo non è facile davanti all'irrigidimento degli organi di governo che, in Italia, hanno fatto tutto il possible per sabotare la transizione verso le rinnovabili, purtroppo riuscendoci in parte. Ma una spinta collettiva di cittadini che si riuniscono in cooperative può riuscire a rilanciare l'energia rinnovabile come una speranza concreta per tutto il paese.

Efficienza o produzione? Dove investire oggi?

Bardi mette in discussione l’utilità di massicci investimenti in efficienza energetica. Sostiene infatti che fosse una posizione legittima una decina di anni fa, “per intendersi -dice - al tempo in cui Maurizio Pallante cominciava a proporre il concetto del "Secchio Bucato," nel senso che bisognava tappare il buco prima di ingegnarsi a riempire il secchio. Ma oggi le rinnovabili sono molto meno costose di allora e, allo stesso tempo, l'urgenza di liberarsi dei combustibili fossili è diventata pressante. Quindi, è sensato oggi dare la priorità alla produzione di energia rinnovabile dando un taglio netto all'uso dei fossili".

Dunque la teoria del "secchio bucato" è superata? Dobbiamo rinunciare all’efficienza e privilegiare la produzione?

La teoria del secchio bucato ha avuto una certa risonanza qualche anno fa. Al momento, comunque, la possiamo considerare come obsoleta principalmente per via della rapida riduzione dei costi dell’energia rinnovabile degli ultimi anni. Al punto in cui siamo, non conviene più investire ulteriormente nel prolungare l’agonia dei fossili rendendoli più efficienti. E’ meglio investire direttamente nelle rinnovabili. Fra le altre cose, comunque, la teoria del secchio bucato è fortemente centrata sullo stile di vita occidentale che, in effetti, ha molti sprechi che si possono eliminare. Ma nei paesi poveri la vita è già al limite della sopravvivenza e non si può chiedere ai cittadini di fare ulteriori sacrifici, ma anche loro devono ridurre le emissioni, altrimenti non ce la facciamo. Quindi, bisogna investire nelle rinnovabili anche nel cosiddetto “terzo mondo”.

Firma la petizione al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni

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Fonti:

http://ugobardi.blogspot.it/2016/12/grillo-e-lenergia-di-chi-sono-le-balle.html

http://www.repubblica.it/economia/2017/01/12/news/centrali-155852340/

http://www.arezzoweb.it/2016/energia-calenda-strategia-energetica-pronta-per-il-g7-di-aprile-2017-362741.html

https://www.gasintensive.it/consorzio/calenda-dispacciamento-gare-gas-0004633.html

http://ugobardi.blogspot.it/2016/12/energia-o-collasso-grillo-ha-capito.html

http://ugobardi.blogspot.it/2016/12/ma-grillo-ha-veramente-capito-tutto.html