Il prossimo 17 aprile si svolgerà il referendum con cui gli italiani potranno chiedere di ripristinare pienamente il divieto di qualunque attività di ricerca e estrazione di idrocarburi sia nelle aree marine protette che, in ogni caso, entro 12 miglia sia dalle coste che dalle aree protette.

Con Tiziana Medici, attivista della Basilicata e membro del Coordinamento Nazionale No Triv* che ha promosso il referendum, abbiamo ripercorso le tappe che negli anni hanno trasformato l’esplorazione e lo sfruttamento petrolifero da problema locale a questione nazionale.

Il referendum è un’occasione straordinaria con cui i cittadini possono dire al Governo della loro indisponibilità a sacrificare il proprio mare in nome di un progetto energetico fossile: nel senso anche del suo essere vecchio e superato, oltre che inquinante e antidemocratico. A maggior ragione all’indomani della Conferenza su cambiamenti climatici di Parigi che ha visto tutti i capi di governo, Renzi incluso, affannarsi nel confermare la necessità di ridurre le emissioni climalteranti.

Ecco il testo dell’intervista realizzata da Daniela Patrucco, vice.pres di Retenergie e portavoce del Comitato SpeziaViaDalCarbone.

 

 

I combustibili fossili costituiscono i tre quarti del consumo energetico dell'Europa. Quella stessa Europa che si pone obiettivi ambiziosi in termini di riduzione delle emissioni di gas serra agisce poi senza seguire le sue stesse raccomandazioni. “Walking the line”, “Sul filo del rasoio” è il webdoc che racconta la storia del controverso mega gasdotto che dal Mar Caspio dovrebbe portare il gas azero fino in Italia.

Formalmente lo scopo del gasdotto è quello di rendere l’Unione europea indipendente sul piano energetico da Ucraina e Russia, ma continuando a mantenerla legata allo sfruttamento delle fonti fossili. A tutto vantaggio delle grandi multinazionali del settore: dalla BP all’italiana Snam. Nonostante che le alternative esistano già e non solo sulla carta: produzione cooperativa di energia da fonti rinnovabili, il modello che orgogliosamente propone Retenergie.

"Misure di incentivazione per la diffusione dei sistemi di accumulo di energia elettrica da impianti fotovoltaici e di sistemi di ricarica domestica per veicoli elettrici". Così Regione Lombardia destina oltre 4 milioni di euro giacenti presso Infrastrutture Lombarde spa:

1.130.000 euro destinati a incrementare del 30% il contributo ai beneficiari del bando “Edifici a emissioni zero” (d.d.g. 10652/2010)

2 milioni destinati all’acquisto e all’installazione di sistemi di accumulo di energia elettrica prodotta da impianti solari fotovoltaici

1 milione destinato all’acquisto e all’installazione di sistemi di ricarica domestica per veicolo elettrici.

Parco Agricolo Sud di Milano: un “paesaggio costruito”. E' così che la Città metropolitana, l'Ente Gestore del Parco, presenta il polmone verde e granaio del capoluogo lombardo sul proprio sito internet. Ed è qui che Michele Vite e la sua famiglia hanno deciso di trasferirsi dando vita a un progetto di ristrutturazione della loro nuova casa.

Avevamo intenzione di acquistare una casa da modellare secondo le nostre idee – racconta Michele – e infatti abbiamo scelto un edificio indipendente nel comune di Corbetta che necessitava diversi interventi per tornare abitabile”.

Una casa come moltissime del nostro panorama: costruita negli anni '60 del secolo scorso senza alcuna attenzione al contenimento dei consumi energetici e uno stile architettonico ormai decisamente superato. L'immagine seguente è relativa allo stato precedente l'inizio dei lavori.

 

 

 
 
Sono sempre stato affascinato dalle energie rinnovabili: ricordo che alle medie (ahimè, inizio anni 80 ...) facevo ricerche su idroelettrico e fotovoltaico, e che pochi anni dopo, con mio fratello, provavamo a costruire pannelli solari termici casalinghi.
Gianni Dalmasso è il socio di Retenergie con cui inauguriamo la pubblicazione delle storie che i nostri Soci vorranno condividere con la Cooperativa e con i visitatori del nostro sito. L'energia non è fatta solo di fotoni  - l'energia di Retenergie è fatta di persone che condividono e alimentano un progetto. Il fotone tuttavia ha una caratteristica cui ci piace pensare anche per la nostra comunità: una vita media infinita!

foto: A. Bertelà

Dal primo gennaio i costi di distribuzione e misurazione dell’energia non sono più interamente commisurati ai soli consumi. La riforma delle bollette elettriche varata dall’Autorità per l’Energia con delibera 582/2015 riguarda 30 milioni di utenti domestici che pagheranno un contributo fisso commisurato alla potenza impegnata (normalmente da 3 a 6 kWp). Completa la riforma una seconda delibera dell’Autorità per l’Energia - la 539/2015 – che regolamenta la realizzazione e l’uso di reti private di distribuzione (Sistemi di Distribuzione Chiusi, SDC). 

Secondo il Governo e l’Autorità la riforma risponde alla necessità di rendere più trasparenti le bollette, definendo tariffe legate agli effettivi costi dei servizi (costruzione, manutenzione e funzionamento delle reti elettriche) che sono dovuti indipendentemente dall’energia prelevata.

Di diverso parere le maggiori associazioni ambientaliste, dei consumatori e di settore - Adusbef, Codici Associazione Consumatori, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e WWF e Italia Solare – che sostengono che la riforma rappresenti invece un pericoloso arretramento nel percorso verso un pieno dispiegamento delle fonti rinnovabili, lo sviluppo di reti intelligenti e i sistemi di stoccaggio.

La risposta del Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) all’interrogazione parlamentare di Gianni Girotto, senatore del M5S, confermare la tesi condivisibile delle associazioni, secondo cui il disegno complessivo sarebbe vantaggioso per i produttori di energia centralizzata da fonti fossili: Business As Usual, come si dice, ovvero mantenimento delle stesse modalità operative e dello status quo.

 

Quali sono le opportunità offerte dalla transizione dall’attuale modello di sviluppo, fortemente incentrato sull’utilizzo dei combustibili fossili, a un modello “green” basato su un uso efficiente delle risorse? Un modello che valorizzi le opportunità legate all’impiego dei criteri dell’economia circolare, allo sviluppo di soluzioni eco-innovative (nell’energia, nei trasporti, nell’edilizia, ecc.) da adottare concretamente, e in tempi relativamente brevi?

Per rispondere a queste domande WWF Italia  - con la partnership scientifica di ENEA - ha realizzato uno studio che sarà presentato il 28 gennaio 2016 a Roma, nel  Salone Centrale ENEA (ingresso via Giulio Romano, 41) dalle 9.30 alle ore 13.00. Il titolo della Conferenza - "Liguria Zero Emission: dopo l’accordo di Parigi, i primi passi verso un modello di sviluppo regionale eco-sostenibile - Le opportunità per economia, occupazione e ambiente" - fa riferimento alla singolarità del caso ligure.

Il caso della Liguria - con il gruppo a carbone di Tirreno Power a Vado Ligure (SV) sotto sequestro dal 2014 e ormai in fase di smantellamento, la centrale Enel di Genova la cui dismissione è prevista dall'Autorizzazione Integrata Ambientale per il 2017, la centrale a carbone di Enel della Spezia che non sarà operativa oltre il 2021 -  rappresenta un modello su cui lavorare ed eventualmente replicare nelle altre regioni italiane.

"Le soluzioni proposte  - scrivono gli organizzatori - si collocano nel più ampio contesto di politiche di contrasto al cambiamento climatico, in linea con la risoluzione approvata dalla Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali e dal Consiglio Regionale della Liguria che chiede di ridurre la CO2 del 50%, invece che solo del 40% come concordato su scala europea".

IL PRECEDENTE CONVEGNO A LA SPEZIA

L'energia pulita non può più essere fermata, le azioni delle rinnovabili salgono e quelle dei fossili scendono, si aprono nuovi mercati per le emissioni di carbonio, boom dei green jobs e difesa della salute come stimolo alla mobiltazione locale. Non sono profezie ma tendenze già in atto che dal 2016 si accentueranno ulteriormente. Lo scrive Assaad W. Razzouk, CEO di Sindicatum Sustainable Resources, società leader di project financing nella riduzione delle emissioni e nei mercati di energia pulita.

Il 2015 è stato un anno cruciale per le azione per il clima. I numerosi segnali luminosi sono infine stati coronati dall’accordo di Parigi, dove 195 paesi si sono incamminati su un percorso a bassa emissione di carbonio attraverso estesi piani economici che richiedono di essere sviluppati e rafforzati ogni anno. Nel frattempo il caos climatico continua a crescere: il 2015 è stato l’anno più caldo degli ultimi dieci più caldi da quando abbiamo iniziato a registrare le temperature. Il 2016 si prevede che sarà ancora più caldo. Il numero di rifugiati climatici è in aumento e i movimenti popolari contro l’inquinamento e l'irresponsabilità si rafforzano ovunque.

 

 

COSA PUOI FARE IN CONCRETO PER TOGLIERE ENERGIA ALLE FOSSILI?

Insieme agli oltre 1000 Soci Retenergie è impegnata attivamente sul fronte dell'investimento in energia rinnovabile, dell'efficienza energetica, e nella costruzione di comunità dell'energia informate e consapevoli. Ma dobbiamo e vogliamo fare di più.

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